Tasmanian

Eccome se l’abito fa il monaco. Indossare nuovamente per un giorno la divisa da lavoro (tasmanian, camicia azzurra, cravatta blu) ti rimette in situazione. Potrebbe non essere passata che una notte, e solo un incubo quello che hai vissuto negli ultimi tempi inutili. Ma era vero davvero? Che spariscono via in un botto, anzi non sono mai esistiti. Ti senti calato nuovamente nel mondo che ti si addice. La gente ti guarda e ti tratta normale. E prima o poi, grazie anche a Loro Piana che ha inventato il Tasmanian, succederà. E non sarà per un giorno solo. Il resto non sarà mai esistito. (“Fottetevi, fottetevi” – citazione da GLF)

http://www.loropiana.com/flash.html#/lang:it/our_story

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Il buonismo dei salotti dell’informazione

Sono d’accordo con Roberto Fiore quando dice che dobbiamo piantarla col buonismo salottiero. Sto vedendo cosa riportano i vari organi di informazione in merito al comunicato di oggi dell’Istat sulla situazione lavorativa Italiana. Nessuno – al momento – riprende questa frase: “Prosegue la riduzione su base annua degli occupati Italiani (-492.000 unità), mentre continua la crescita dell’occupazione straniera…” Vorrei capire il perché. Anche in aereo ti istruiscono sul fatto che prima di mettere la mascherina di ossigeno al bambino devi mettertela a te, altrimenti il bambino ci lascia comunque le penne.

69% Italiani contrario aumento Iva

E’ la stragrande maggioranza degli Italiani (69% degli intervistati) a dire un fermo no all’aumento dell’Iva da luglio. L’Imu sarebbe un falso problema: solo il 21% ritiene infatti utile la sua sospensione. Lo dice Swg in un sondaggio diffuso in queste ore. Insomma, tra l’una cosa e l’altra, alla fine sarebbe stato meglio lasciare le cose come stavano.

Meno lavoro a Italiani, più lavoro a stranieri

“Prosegue la riduzione su base annua degli occupati Italiani (-492.000 unità), mentre continua la crescita dell’occupazione straniera…” Lo dice oggi Istat, presentando i dati del primo trimestre 2013 sul mercato del lavoro. No comment. “Il numero dei disoccupati, pari a 3.276.000, è in ulteriore forte aumento su base tendenziale (17,0%, pari a +475.000 unità). L’incremento, diffuso su tutto il territorio nazionale, interessa in oltre 6 casi su 10 le persone con almeno 35 anni. Il 55,2% dei disoccupati cerca lavoro da un anno o più. Il tasso di disoccupazione trimestrale è pari al 12,8%, in crescita di 1,8 punti percentuali rispetto a un anno prima, mentre il tasso di disoccupazione dei 15-24enni sale al 41,9% (6,0 punti percentuali in più nel raffronto tendenziale). Nel primo trimestre 2013, il numero di occupati diminuisce di 410.000 unità rispetto a un anno prima.” Testo integrale e nota metodologica consultabili qui http://www.istat.it/it/archivio/91565

Gulliver

Anche senza viaggiare ci si può sentire come Gulliver. Sai quando sei lì vincolato da migliaia di piccoli laccetti che ti bloccano sempre nella stessa posizione? Allora bisogna partire dal primo che ti capita a tiro e… via uno! E poi proseguire metodicamente con tutto il resto, uno dopo l’altro. Oppure un bel colpo di mano e ciao. Il movimento è possibile solo se c’è spazio di manovra. E poi via, liberi come il vento. Sono proprio come quel lumpenproletariat di cui parlava il tizio del capitale: non ho niente da perdere se non le mie catene.

Quanti di me?

Quanti di “me” possono accettare gli altri? Uno serio, uno matto, uno allegro, uno triste, uno di destra, uno di sinistra, uno anarchico, uno mistico, uno eretico ecc. Quanti che uno può buttare fuori anche tutti insieme. E la gente resta lì, stranita. Non capisce più chi sei “realmente”. Sono sempre io, declinato in modalità diverse di espressione. Ma bisogna essere coerenti come persone? Io non trovo coerenza estrinseca in quello che mi sento di essere e fare. Sono e faccio quello che sento, per coerenza intrinseca. Se uno si toglie di dosso per un po’ di tempo l’abito da lavoro (qualsiasi costume di scena va bene), si accorge che iniziano a sciogliersi i lacci del “me”, che diventa fluido. E non c’è più contraddizione fra i quanti che si dice e si agisce. Provare per credere. In realtà il ruolo è tanto comodo: non richiede sforzo, é riconoscibile e decodificabile a colpo d’occhio, non serve stare lì a spiegare, chiarire, puntualizzare, si sa subito chi sei e cosa sei lì per fare. Il me fluido invece sguscia sempre via dalle mani. Ma è trasparente. Parole… Onoro il braccio che muove il telaio, onoro la forza che muove l’acciaio.

Pro loco

Non so come mi è venuto lo schizzo di chiedere amicizie alle pro loco. Su facebook. Ho (ri)scoperto un mondo. Ce n’è ancora di molto attive. E viva i piccoli comuni! Mille e mille e tutte belle iniziative, costruite sulla base dell’impegno volontario dei cittadini. Chissenefrega dei colori delle amministrazioni. Sono giovani e anziani, maschi e femmine, tutti insieme. Gruppi folcloristici, bande musicali, spettacoli, eventi di autentica “cultura popolare”. E poi mi sono ricordato che anch’io suonavo nella banda del paese. Dove ho imparato il solfeggio cantato e ho conosciuto il primo amore… Che non si scorda mai, come le nostre tradizioni. Le tradizioni dei territori sono vive. E’ da questa Italia che dobbiamo e possiamo ripartire. La pianta (ri)cresce, bagnando le radici. E, come diceva Papà Cervi, “dopo un raccolto se ne fa un altro”.