Inglese? No, grazie

Bene. Grazie al Tar, il Politecnico di Milano non può decidere in tutta autonomia la propria “lingua ufficiale”. Si dà il caso che avrebbe scelto non il polinesiano o lo swahili, ma l’inglese, che sembra essere il valore di scambio universale nel mondo della scienza e nel mondo del lavoro. Peccato. Ci siamo persi un altro treno. Quanti ne vogliamo perdere ancora prima di deciderci a risalire la china? Qualche professore del Poli dice che gli studenti “non coglierebbero le sfumature”. Mah, secondo me – come diceva Alberto Sordi – chi non sa viaggiare stia a casa. Se non sei in grado di sostenere due ore in inglese di fronte a un’aula di studenti Italiani, lascia perdere, libera la cattedra. Che poi, fino a prova contraria, la matematica non ha mai guardato in faccia né alla parlata né alle “sfumature”. Raccontala come vuoi, ma y=f(x) sempre così si scrive. E viene fuori sempre la stessa curva, in Italiano, come in inglese, in swahili, in polinesiano ecc. Poveri noi… Diverso sarebbe per la Poesia Italiana. Ma questa non si insegna al Poli, fino a prova contraria.

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