Con la p.iva nel sacco

La partita iva non è male. Uno può diversificare ragionevolmente le attività, organizzandosi i tempi e i modi, cogliendo da più fiori, mettendo insieme un reddito con alcuni accorgimenti: ad esempio pensare sempre che di quello che incameri alla fine ti resterà non più della metà (altrimenti fai acqua da tutte le parti senza nemmeno rendertene conto e poi devi chiedere un finanziamento per pagare le tasse). Questo quando il mercato va bene. Quando il mercato va male (nessuno ti ingaggia e sei in giro come un pellegrino) sono solo costi che non sai più come sostenere: lo Stato i soldi te li chiede sempre, la benzina la devi pagare altrimenti non te la danno, se ti serve un pc o lo compri o diventi un genio dell’informatica per far durare una macchina oltre il suo tempo limite. Non ci sono ammortizzatori di alcun genere (cassa integrazione, sussidi) perché lo Stato ti considera un ricco signore e ti fa rientrare nelle statistiche di chi il lavoro ce l’ha, falsando conseguentemente tutti i dati sull’occupazione. Per cui, a scanso di equivoci e per evitare dolori maggiori, meglio rimettere la p.iva nel sacco e dire la verità. Le illusioni non risolvono i problemi.

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